Noi due che siamo spalancati al vuoto
tenero a un nuovo salto, precipizio.
Mentre fai un colpo di tosse alla bocca
io ci leggo il segno, vaticinio santo
di un peccato precedente, risacca dell’acqua,
la madre andata persa dopo aver schiarito
la voce, in una stanza di corsia.
Chiami dal sangue fuori il canto e accendi
qualcosa dentro, quando rovesci
il punto cardinale dello sguardo – dici
sei tu che mi fai pieno, dito profondo nel costato.
La me che schiudi al cuore trasparente
dell’umano, mi ritorna cento volte
moltiplicata nella lingua che fa nuove le cose
pronunciate. Così non stupire se ti scelgo
mentre chiami dio sulla mia gola,
e stare in due avvera una promessa
finalmente incarnata.
(4 Novembre 2016)
Alice Serrao