Mia volpe, mio caro, mi sento
un filo d’erba assetata,
retrocedo lungamente e il tuo corpo
mi schiaccia la teca di vetro alla schiena.
Il cuore mi si stringe
prima di allentare la pressione
al sangue, al minuto ricordato.
E mi rammarica respingerti
l’averti addomesticato,
credendolo per me soltanto
il rito dei mesi che ti han fatto
più turgido lo sguardo, e supplicano:
scusa, sai, non è passato.
Archivio dell'autore: aliceserrao
***
Ho sognato l’auto, la tua nuova andava
a fuoco tutta a partire dallo stereo
sotto gli occhi, ricordo, bruciava.
Cosa direbbero interpretazioni accurate?
Freud nominato per sembrare
quasi consapevoli del caos delle sinapsi.
Direbbero: era per rabbia: la bocca
guardata nel gesto divorante della carpa,
la mandibola che bacia l’altra.
Direbbero: era per voglia, per il tempo
che siam state sedute, come
un doppio tabernacolo, senza toccare.
Deve essere stato quell’alzarti, – fare
con le mani una provocazione di candela,
mistificare fino a credere davvero
di essere io non tu – ad appiccare.
(8 Giugno 2015)
Alice S.
Invito a pranzo
Mi sei mancata sul Treviglio delle tredici e un quarto;
e ho chiamato per dirti del pranzo,
va bene, a telefono
sono quasi qui a casa, butta la pasta
che arrivo.
Ho fatto anche la scena di dire
disturbo?
Di fare che fossero i pollini
agli occhi, un dare prurito.
Ho perfino concluso col bacio
a schiocco irruento e atteggiato la voce
che cento volte hai sentito.
Tu lo sai che resta spento il fornello,
ma chi mi viaggia di fronte
s’inganna
a questo monologo con la tua segreteria.
(8 Maggio 2015)
Alice S.