Stare – Litigare

Ma tu non sai amore come fa soffrire a volte
la poesia, e gridi nel centro del mio sangue;
scegli dici e si apre una fenditura un luogo
originale della vita che è la mia carne
e ti patisce in un male di china e di punta,
mentre vieni dentro la mia pancia
e fa a pezzi gli endecasillabi
la tua mano che mi trattiene i capelli
dall’acqua. È un centimetro esatto di voce,
un nuovo ricatto, esattamente
il desiderio di sanare l’entropia del mondo
che si muove tra il mio cuore e il tuo.

(Arena Po, 23 Aprile 2017)

Alice Serrao

La dote

A volte penso che mi hai lasciato qualcosa
per dopo;
per quando il cuore sarebbe diventato di pozzo
mi hai lasciato almeno
la carrucola accanto al secchio
gli strumenti per tirare fuori l’acqua, non
morire per mancanza come una
beduina che ricorda l’oasi
e ha sabbia in bocca. Una che attraversa
la gioia. Basta.

Per stasera il tempo offre una grazia:

– il motivo floreale
sulla biancheria della dote –

avevi predetto “con precisione,
perché io vi vedo sempre”

(9 Marzo 2017)

Alice Serrao

Pesce

Il pesce il blu del catino da cui ti fissa
immoto l’occhio della trota mentre
la stai sventrando, le dita spinte nelle
viscere nel sangue che ha memoria
del pescato. La ruga lunghissima
per lo zelo con cui predisponi il risciacquo.
Vedi, c’è sempre dell’acqua alla fine e all’inizio
la morte pulita ripete la quiete
della bocca prima che gratti sull’amo.

(28 Febbraio 2017)

Alice Serrao