Noi due

Noi due che siamo spalancati al vuoto
tenero a un nuovo salto, precipizio.
Mentre fai un colpo di tosse alla bocca
io ci leggo il segno, vaticinio santo
di un peccato precedente, risacca dell’acqua,
la madre andata persa dopo aver schiarito
la voce, in una stanza di corsia.
Chiami dal sangue fuori il canto e accendi
qualcosa dentro, quando rovesci
il punto cardinale dello sguardo – dici
sei tu che mi fai pieno, dito profondo nel costato.
La me che schiudi al cuore trasparente
dell’umano, mi ritorna cento volte
moltiplicata nella lingua che fa nuove le cose
pronunciate. Così non stupire se ti scelgo
mentre chiami dio sulla mia gola,
e stare in due avvera una promessa
finalmente incarnata.

(4 Novembre 2016)

Alice Serrao

Alla fine di un turno

No, dice, no non riesco – aspetto
metà vestita da donna metà già senza
la maschera a fine giornata. Questo
tuo lavoro assomiglia al sorriso ampio
delle gambe in risalita, alla fine
di un turno. Dopo aver servito,
sì, tu mordimi come il coltello.
Fai presa salda come per le cose
che di natura vanno. Tipo la Sicilia
la tua infanzia, la stagione del limone
che incanta e soddisfa, assaggia nella bocca
il coraggio di una messa a terra.

Alice Serrao

(29 Settembre 2016)

Tornare a Casa

Tu assomigli ai fiori gialli, al miele
che si fa denso, al cuore che prende
ombra sotto l’oleandro nel minuto
commosso di questo tuo compleanno.
Millenovecentoventisei ed è comunque
luglio, aprivi uno sgabello nel cortile
il venticinque fa più ombra e fiore
l’oleandro sotto cui sedevi: sopravvive.
Così quando si chiude la chiacchiera
con cui vegliavi il gioco,
io lo so che non ti trovo, che sei diventata
luce, sole basso, per inondare sempre
l’ora in cui rincaso.

Alice Serrao

(25 Luglio 2016, Follonica)

 

Cinderella