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Amore amore è stato adesso
mi dovrò abituare – avevi detto.
I pescatori al largo, la vela che si vedeva
è sera ed è mattina pioggia,
il Narratore: buonanotte Tortoreto
si svegli il lupo e la puttana.
Alla vecchia sopra il tavolo
le reti di ritorno e incastrate tutte
le perle e il seme opaco della schiuma
delle onde. Vedo. E il buio delle carte
era perfetto.

(18.06.13)

L’amore abita sempre una città. Quando si è innamorati la città assume potenza. Innamorarsi amplifica le percezioni. Il mondo ci arriva in tutt’altro modo. Bisogna abituarsi alle novità. Come a un nuovo taglio di capelli: le dita improvvisamente si fermano brusche alla nuca senza le lunghezze. La città è una città di mare; una città precisa e qualunque, come le città di Calvino, che hanno architetture e lagune in cui distinguere cosa è possibile tirare in salvo e cosa no. Un aforisma recita: Amo. La parola più pericolosa per i pesci e per l’uomo (PulcinoElefante). La città, quando piove, viene raccontata in un gioco di carte; ciascuno tiene il suo ruolo al coperto. Alcuni lo chiamano istinto, vedere le carte chiama a un’esperienza del rischio, un venire allo “scopo aperto”.

Alice Serrao

 

Passionale in due atti

         Sul tema della violenza contro le donne, legata al precedente testo inserito nell’Evento Senza Paura – Voci di donna, pubblico questa poesia sul femminicidio.

I.

La guardano nel lume del suo appartamento:
lei ha capelli corti e altitudini nello sguardo,
il cielo a volte è iride a volte le si smaglia
nella bocca, stira il vestito, mette in ordine
per la cena, i fiori vermigli hanno occhi
dappertutto. Gira il sugo, sala la pasta
sciocca, teme qualcosa, la tradisce
il gesto con cui annoda il filo al dito
mentre parla alla cornetta. Squillo
del citofono. Guarda: si emoziona!
schiude un bottone alla camicia.

II.

È da un po’ che resta ferma sopra il tavolo
tra il vino bianco e i piatti, non sparecchia;
la cena è andata tra le rose e il sugo
e il sangue è schizzato dappertutto.
Aveva unghie rotte e vetri nella mano
si sarà difesa come avrà potuto.
Sul tappeto, due bottoni, un dente
e il telefono muto. Sono stati
i vicini a chiamare, (marito
e marito da poco) li ha insospettiti
la luce, e quel giradischi a tarda notte…
La volante, in via Pirandello, fa
firmare la deposizione: Passionale
si dice più che dell’amore di un delitto.

10.02.2016

Alice Serrao

Sono solo una donna

In occasione della festa della donna, ho deciso di pubblicare questa poesia che ho scritto quando avevo dodici anni (2002) e con la quale sono arrivata terza al premio di poesia Calendimaggio. Ci sono affezionata a questi versi. Rileggendoli a distanza di anni mi piacciono ancora, perché riconosco l’elogio e la consapevolezza del femminile che caratterizzano la mia poesia.

 

Sono solo una donna

Sono solo una donna,
una donna che guarda lontano,
che sogna, che vive con gli occhi
di chi deve ancora crescere.

Non sono una donna
per i lunghi capelli,
per i miei occhi grandi e belli.

Non sono una donna
per un dolce sorriso
per l’espressione del viso.

Non sono una donna
perché uso il trucco,
mi guardo allo specchio
e poi lo ritocco.

Non sono una donna
per quello che vedi,
ma perché io sono così.

Sono solo una fragile donna
come la bambola di porcellana
ches sta sul comò.

Sono solo una donna.

Nel profumo, in sapore, in odore,
sono una donna
nel profondo del cuore.

Alice Serrao

 

dal Commento della giuria:

Curioso come la consapevolezza, l’orgoglio di essere una donna sia così forte in una ragazza ancora giovane [..]. Ed è curioso quell’avverbio, “solo”, quasi […] a porre l’accento sulla fragilità delle donne. Oppure, come si intuisce nella conclusione, l’essere donna è un fatto fisico […] intrinseco in ogni donna, che lo vive dunque con naturalezza proprio perché indissolubile.  

 

Qui di seguito il link ufficiale del sito in cui è possibile consultare l’edizione 2002 del “Calendimaggio”.

http://www.agcam.it/2002/