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Sono i dettagli, le piccole cose fuori posto, ad aprire scorci all’indietro. Richiamano alla memoria qualcosa che è già stato, compiuto o andato perso. La poesia, allora, è una bacheca piena di post it, un puntaspilli su cui fermare, tirare in salvo qualcosa. Il guinzaglio è un legame. Se si abbandona il corpo, tirando, ci si accorge che i morti non fanno da contrappeso. Sono i vivi che ci ancorano.

Ma a volte il dolore assomiglia
alla nostalgia di un’abitudine venuta meno,
questo barattolo di yogurt
che ti lascio da leccare inutilmente.
Lo so che non fanno resistenza i morti
se tiro il guinzaglio. Invece guaisce
la pelle che hai raccolto, grembo
del cucchiaio, sugli stipiti fa attrito
il corpo dei vivi.

(9 Dicembre 2014)

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Bosco

Dice lo so che hai smesso di scrivere,
da quando non ti prendo

è inverno sulle dita e restano
sott’acqua le tartarughe.
Ho freddo, ti accompagno fino a dove
vendono ghirlande bacche natalizie

e questo odore di bosco che brucia
diventa tosse nella bocca.
Ti manca? ho bisogno che lo dici
ci siamo lasciati ed è meglio,
non aprirmi gli alamari del cappotto:
è secco intorno, ancora c’è fumo.

(5 Dicembre 2014)

Eden

Ma in questo viale quando chiami
sono tutta occhi tutta cielo e centimetri
aperti alla pioggia che impregna il colore
alle foglie sul prato. Il gomitolo
che tieni nei pugni libera il profilo
e sono tutta veleno tutta la pelle
del serpente che ha mutato.
E nuvole e tracce di Eden
si salva tra noi due l’essenziale,
femmina maschio, conoscere tutte
le cose che la lingua ha chiamato,
dire ora il tuo nome se ti piace:
esisti! è solo a smettere questo farci
più vivi che facciamo peccato.

(11 Febbraio 2014)