Per me

Credo che alcune cose vengano al mondo esattamente per noi. “Mio” è l’aggettivo di un fermacarte, di un sasso; ma tu eri “per me”, che è molto più potente da dire. Si dice di un dono, di una cosa avuta in prestito; e ora che ti ho restituita si apre una faglia e un grazie.

Mentre il fiato ti manca mi manca
il fiato e la fitta alla milza sente
la tua fatica. La ciliegia dei tuoi linfonodi
mi matura sotto le dita e trovi una tua pace
nelle mani imposte tra la clavicola e la nuca;
sono qui sono qui per te e il mondo
attraverso i tuoi occhi che sei cieca
è un odore di sole e un grido del prato.
Questa nostalgia
per le cose che saranno ha il paradosso
che sei tu ad affamarla,
ad alleviarmene il peso.

(7 Febbraio 2014)

***

Posami la vena azzurra sulla
diagonale del pube, direzione dischiusa
di tutte le bussole, l’ago rivolto
alle chimere dello sguardo, alle
scogliere tese, isole, queste
cosce d’Ercole, a cui puoi giungere
senza aspettarti più un pericolo.
Raccontano: l’amore quando retrocede
muove più mare, più chiglie,
e io che ti passo
la mappa delle stelle sopra ilio, ti passo
il nodo del salino, e sento
smuoversi nuove Sirene, un nuovo
canto.

(24 Aprile 2014)

***

Il sole nero che mi batte all’interno
ha il tuo diametro, la tua
nudità che si disincarna, un giorno.
Il dente nel morso inferiore,
la rinuncia che additi fuoriesce,
ossigeno dal mio labiale. E basterebbe
non avere coscienza, zittire il grillo
con l’anelito, desiderando, tenere.
Ma c’è un denso di fluidi, luce a sprazzi,
all’infinito, questa fame divaricata
che ricomincia, appena sposti la mano.

(22 Aprile 2014)