Auguri di Natale

S. Natale 2017

NATIVITA’

Regalami l’attesa, fatti più vicino, passami
la pecora, gli addobbi, la carta con il cielo.

Allargami nel cuore il posto, scaldami
come bue nel tuo abbraccio, restami indiviso.
Vienimi nel ventre intatto, virgineo
dentro l’ “eccomi” sia fatto per volontà
completamente il dono.

Aspetta accanto a me – vieni dio bambino
la luce fatta corpo sgomenta il mondo
per miracolo – che questa notte in veglia
sia mattino.

Alice Serraoaffresco-fatto-a-mano-in-italia-carlo-maratta-nativita-1650-2.jpgTanti Auguri per un Sereno e Felice Natale a tutti! 

 

Farid; Siria

FESTIVAL DEI MIGRANTI – RHO – H.15.00 – TESTO DI APERTURA

I migranti sono un tema di grande attualità e dunque la cronaca offre non pochi spunti alla letteratura. Ma per scrivere questa poesia, sono partita da due suggestioni di diverso tipo: la prima è una frase di Margaret Mazzantini tratta dal suo romanzo “Mare al mattino”, in cui lei scrive: “[Farid] guarda il mare come gli arabi, come si guarda una lama. Sanguinando già.” Da qui ho preso lo spunto del nome e della traversata del mare. La seconda suggestione viene invece dal mondo della scuola, che mi è familiare, e riguarda il valore dell’integrazione della diversità in un’età, quella dei 13 anni in cui ciascun preadolescente a suo modo si sente un’isola e non desidera altro che sentirsi accettato, integrato parte di qualcosa. La poesia che ora vi leggo non desidera altro che fare ciò che la letteratura dovrebbe: essere spunto di riflessione.

Farid; Siria

A un certo punto il mare schiocca
frusta e c’è un bianco di schiuma,
a questo punto lo scafo s’inclina
e alla bocca viene la crosta del sale
riarso dai raggi, viene un sapore
di ruggine e ferro, qualcuno rimette,
e c’è sgomento nel dire la sete, la voglia
di bere, se intorno non c’è altro che acqua.

A Farid vengono in mente le gazzelle,
quelle che bevono ai fiumi con fretta
e sospetto, a Farid viene in mente la casa
e i tappeti, e poi un sentore di polvere
e macerie di muri, gli spari
e qualcosa di non ben definito
che assomiglia a chi muore.

Suo padre è restato in Siria col fucile,
pancia bassa sui tetti dove riparava le antenne
prima che si cominciasse a sparare;
sua madre ha una geografia nuova
fatta di ossa, attraversa il mare
con lo sguardo che sanguina.

Adesso Farid, sta seduta in seconda fila
legge la consegna del tema dice:
racconta qualcosa della tua vita.
Non sa bene come riempire
tutte le righe che ha dentro. Cerca negli altri
un’assenza di muro, e si sente più umana,
più uguale ad accorgersi che intorno
ci sono altre vite che ancora non sanno
da che parte iniziare.

(17 Settembre 2017)

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Inquietudine

Ma l'inquietudine che prova, a volte, una donna
non ha a che fare per forza con il suo letto;
assomiglia alla pelle d'oca che si alza negli occhi
se per amore un uomo circuisce con calma un capezzolo.
È un buio gentile che le s’accovaccia nel ventre
e sa succhiarsi dentro tutta la nostalgia di qualcosa
che non saprebbe dire, che non è reale e forse
non manca davvero. È che una passione comincia
dal basso, dal cuore nudo delle cose
che diventano schianto, e mano e sasso,
centro delle onde che si increspano da un urto.
Amore non ha a che fare con te questa sottrazione
che fa agitare gli specchi e maledice la bocca
però è nel tuo sguardo che s’acquieta un poco e
mi fa identica a quello che sono.
Allora forse ha a che fare con dio, come un canto
che non ricorda più le parole e s’intona
a una musica incastrata dentro, l'inquietudine
che prova, a volte, un essere umano.

(10 Luglio 2017)

Alice Serrao