da A. Serrao, Linea di cattedra, Samuele editore 2021.

Settembre
Ai cancelli – come cresce l’erba in sei
mesi, i ragazzi hanno forme ritrovate e
sconosciute. Due ruote delle bici innescano
da capo il linguaggio di settembre;
si inerpicano le edere fuligginose, alcuni
non erano ancora stati fiori e si sperimentano
la voce di maggio cambiata nei pomi
di questi nuovi Adamo.
Suona per loro
la campana degli ingressi scaglionati,
ridente per dieci minuti.
Lezione
“Quoniam introduce la causale…”
Bisbiglia “stanotte ti ho sognata:
mi slacciavi le stringhe” forse
per un patto feudale, scrive
in un tema “allaccio nuove amicizie”.
Una poetica
del frammento tra i banchi.
Si gira,
gli rende il cuore sbottonato
insieme alla matita.
Ha cura di sfiorarlo: il gesto
studiato di non avere fatto apposta.
È nuda la classe,
dalla cattedra
è ancora così adolescente
la vita.
Pulita
Pulita, in principio ogni superficie
è netta, è monda non è stata
toccata da nessuno. Asettica
ed alcolica la cattedra disinfettata
ad ogni cambio d’ora. Ogni docente
rimuove con cura
le cellule epiteliali, il capello, l’angolo
spergiuro di saliva, il gesso
fedifrago, cancella la traccia della sua
fatica. Disfa.
Come fare
l’amore lattice, la vita che non sporca
di seme azzurro, non accade, senza
sedimentazione umana
si astiene dal germogliare.
Ape
Tutti sanno l’effetto dirompente
d’un’ape in una classe;
è aria il peso d’ogni parola
e il corpo scatta
nel rombo istintivo del banco
che si sposta.
Il ronzio disarticola le file, questo
timore incontenibile che fa
la vita quando punge.
6.
L’occhio del sole sui balconi fatiscenti,
d’inverno aveva piovuto nei catini.
Aspettavamo la campana guardando
il ponte per Expo ergersi dal cemento;
quando ci tolsero l’amianto dal tetto
gli operai ci dissero:
tapparelle basse, è più sicuro
ma la nostra era guasta, ghigliottinava
gli sguardi verso la ringhiera, furibonda
distrazione dagli aoristi
sulla lavagna.