Inverno sullo stagno

Gli inverni per noi due e lo stagno
si fa duro in superficie, dire
sono qui sono qui per te – è il fischio
ripetuto del merlo nel paesaggio.
Amami! e il cane che ho sotto la pelle
raspa e guaisce, ti apre le palpebre
leccandoti gli occhi.
L’odore, che si riconosce, selvatico
del muschio, prende le ginocchia, sale,
fa nord su tutto il cuore.
È un sussulto, improvviso, lo scatto
dei rami sotto il merlo, le mani
quando m’afferri i capelli.
Il piede retrocede, Euridice,
il ghiaccio che s’incrina, sotto
il punto della vita tutto è liquefatto.

(31 Dicembre 2014)

Alice S.

***

Ti avrei amato anche per un niente
a piedi scalzi in punta di dita,
la rana che gracida al buio
ci spia e ti colo, lentissimamente.
Il tempo era per non sprecarlo,
il gesto divorante di restare,
ma sulla fine (lo ricordo)
il gesto per ferire.
La mano portata alla bocca
l’acqua l’acqua
non lavava via nulla.

(18 Giugno 2013)