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Sono i dettagli, le piccole cose fuori posto, ad aprire scorci all’indietro. Richiamano alla memoria qualcosa che è già stato, compiuto o andato perso. La poesia, allora, è una bacheca piena di post it, un puntaspilli su cui fermare, tirare in salvo qualcosa. Il guinzaglio è un legame. Se si abbandona il corpo, tirando, ci si accorge che i morti non fanno da contrappeso. Sono i vivi che ci ancorano.

Ma a volte il dolore assomiglia
alla nostalgia di un’abitudine venuta meno,
questo barattolo di yogurt
che ti lascio da leccare inutilmente.
Lo so che non fanno resistenza i morti
se tiro il guinzaglio. Invece guaisce
la pelle che hai raccolto, grembo
del cucchiaio, sugli stipiti fa attrito
il corpo dei vivi.

(9 Dicembre 2014)

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Per me

Credo che alcune cose vengano al mondo esattamente per noi. “Mio” è l’aggettivo di un fermacarte, di un sasso; ma tu eri “per me”, che è molto più potente da dire. Si dice di un dono, di una cosa avuta in prestito; e ora che ti ho restituita si apre una faglia e un grazie.

Mentre il fiato ti manca mi manca
il fiato e la fitta alla milza sente
la tua fatica. La ciliegia dei tuoi linfonodi
mi matura sotto le dita e trovi una tua pace
nelle mani imposte tra la clavicola e la nuca;
sono qui sono qui per te e il mondo
attraverso i tuoi occhi che sei cieca
è un odore di sole e un grido del prato.
Questa nostalgia
per le cose che saranno ha il paradosso
che sei tu ad affamarla,
ad alleviarmene il peso.

(7 Febbraio 2014)