Credo che alcune cose vengano al mondo esattamente per noi. “Mio” è l’aggettivo di un fermacarte, di un sasso; ma tu eri “per me”, che è molto più potente da dire. Si dice di un dono, di una cosa avuta in prestito; e ora che ti ho restituita si apre una faglia e un grazie.
Mentre il fiato ti manca mi manca
il fiato e la fitta alla milza sente
la tua fatica. La ciliegia dei tuoi linfonodi
mi matura sotto le dita e trovi una tua pace
nelle mani imposte tra la clavicola e la nuca;
sono qui sono qui per te e il mondo
attraverso i tuoi occhi che sei cieca
è un odore di sole e un grido del prato.
Questa nostalgia
per le cose che saranno ha il paradosso
che sei tu ad affamarla,
ad alleviarmene il peso.
(7 Febbraio 2014)