Inquietudine

Ma l'inquietudine che prova, a volte, una donna
non ha a che fare per forza con il suo letto;
assomiglia alla pelle d'oca che si alza negli occhi
se per amore un uomo circuisce con calma un capezzolo.
È un buio gentile che le s’accovaccia nel ventre
e sa succhiarsi dentro tutta la nostalgia di qualcosa
che non saprebbe dire, che non è reale e forse
non manca davvero. È che una passione comincia
dal basso, dal cuore nudo delle cose
che diventano schianto, e mano e sasso,
centro delle onde che si increspano da un urto.
Amore non ha a che fare con te questa sottrazione
che fa agitare gli specchi e maledice la bocca
però è nel tuo sguardo che s’acquieta un poco e
mi fa identica a quello che sono.
Allora forse ha a che fare con dio, come un canto
che non ricorda più le parole e s’intona
a una musica incastrata dentro, l'inquietudine
che prova, a volte, un essere umano.

(10 Luglio 2017)

Alice Serrao

Calvino: l’occhio e la spada

Calvino è uno scrittore che apprezzo molto. Mi piace lo sguardo profondo e leggero che ha sulle cose. Mi piace il modo in cui le racconta.

Erano fatti l’uno per l’altro, spada e occhio: e forse non la nascita dell’occhio ha fatto nascere la spada ma viceversa, perché la spada non poteva fare a meno d’un occhio che la guardasse al suo vertice.
Il signor Palomar pensa al mondo senza di lui: a quello sterminato di prima della sua nascita, e a quello ben più oscuro di dopo la sua morte; cerca d’immaginare il mondo prima degli occhi, di qualsiasi occhio; e un mondo che domani per catastrofe o lenta corrosione resti cieco.

(Calvino Palomar, Mondadori 2002, p.17)

È una delle meditazioni che il signor Palomar fa nuotando nella spada di luce che il sole al tramonto traccia sul mare. Tocca un tema filosofico: la necessità che qualcuno guardi il mondo, affinché esista. Quasi che le montagne, le valli profonde, il libro sopra la mensola e il vicino di casa di colpo possano smettere di esistere, se chiudessimo gli occhi. Perché non possiamo essere sicuri di ciò che esiste se non entra in relazione con noi. Esiste ancora il tetto del palazzo di fronte, quando non lo tengo sotto gli occhi? In che modo esiste una persona, come percepisce se stessa al centro della vita, se non è in funzione del mio io?
Una delle dimostrazioni di Dio, in filosofia, si basa proprio sul fatto che se il mondo esiste anche quando non entra in relazione con noi, ci deve essere uno sguardo che sostenga tutte le cose ovunque e in ogni tempo, che le confermi nel loro esserci quando noi non ci badiamo: probabilmente lo sguardo di Dio.

Sono idee che tengo in mente ogni volta che scrivo.

Alice S.

Giallo

Immagine

Questa mia poesia ha ispirato, ed è scritta dentro, il quadro di Maurizio Bondesan. Esempio di una collaborazione fra poesia e pittura.

Giallo, sei esatto nell’aggettivo
TOC TOC alle spalle questo
gioco da bambini e rispondo
una smorfia. Si mitiga
l’afa degli asfalti in via Torino.
Ammettilo: viaggiano gli umori
instabilità di nuvole – corteggiano?
Il sole, giallo come, non lo dico.
Lo sguardo comprensivo delle rondini,
lo sanno? Preme sulla bocca
“zitta Alice” non esistono
le cose senza sostantivo.
Gelida la mano stretta fra noi
due è una specie di segreto.

(5 Luglio 2012)

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