Racconti metropolitani – Città innamorata

#raccontimetropolitani: città dai bastioni di Porta Romana

Fa una sterzata brusca con la guida, sorpassa, dice “non avere paura”. Il semaforo è rosso mentre mi trattiene la mano sul cambio, alza il volume, è sicuro. “Dai, tirala fuori la voce che sei capace, se vuoi!” Mi fa sbagliare la strofa, anticipare l’attacco sulla via Novara. Ride di gusto. Sfotte, mi ripete il la, l’intonazione. Dice “saresti da registrare, da risentire ogni sera cento volte prima di dormire”; mette in folle senza spegnere il motore. Dice – ti potessi alzare il canto, il sì dal cuore.

Alice Serrao

Opera prima in versi

Cari lettori del mio blog,

la storia di un sogno comincia molto prima del giorno in cui si avvera. Comincia da un intravisto, da un baluginare che accade e accende una luce dentro. Assomiglia alla messa a fuoco lenta d’una pupilla che si contrae e cerca meglio una forma. Significa dire sì e promettere qualcosa, vedere meglio, da vicino.

Così, oggi, avere in mano questo libro giallo, dire che è mio, fissarlo nei tredici chili che occupano le copie in questo scatolone sul marmo, significa avere dato contorno a una luce, avere dato corpo e nome a quell’idea. Toccarla! Essere piena di gioia.

Ho pubblicato il mio libro di poesie, A piene mani (La Vita Felice, 2016).

A. Serrao, A piene mani (La Vita Felice, 2016)

Adesso queste poesie diventano farfalle. Non sono più solo quelle che ho scritto, diventano qualcosa d’altro, monumentum oraziano in cui ciascuno può scorgere il segno della mia esperienza umana, ma soprattutto attingervi (spero – nelle intenzioni – ) l’agnizione di un’esperienza umana più ampia e riconoscersi.

Io guardo questo libro dalle sue viscere, dalle sue fondamenta, fino alla sua coda di pavone, alla carta liscia in superficie. E ci vedo le bozze, le virgole e il labor limae, a volte faticoso, di distaccarsi da una parola affezionata e superflua. I tagli risoluti e improvvisi, le righe tirate su senza pietà. A volte ci vedo le poesie: le altre; quelle che non ho voluto mettere, che sono entrate e uscite, che hanno cambiato posto e si sono dileguate, che non servivano. Come i versi di una poesia che le precede tutte, le battezza e non compare. Ci vedo la luna incompleta e la silhouette scura dei tetti tornando a casa, perché molte poesie sono nate camminando; alcune hanno il suono cupo della risacca, l’odore salino del mare, altre hanno il male cavo del lutto, le guglie aguzze del Duomo. Molte hanno l’aspettativa della spalla nel presagio dell’abbraccio, altre sono sazie e lo ammettono.

Le più lontane nel tempo sono poesie del 2008, le più prossime del 2015. Dentro, ci sono anni di lavoro e molte facce, amici e posti, e cose andate perse che ho voluto tirare in salvo qui. Qualcuno a cui dare del tu. Che forse si riconosce in questa promessa mantenuta o forse ha solo il volto prezioso di una beatrice.

In ogni caso, quando le leggo penso al gesto del dare, dopo avere preso, e penso anche a quel verso di Antonia Pozzi: “Guardami: sono nuda.”

Alice Serrao

Pioggia di Poesie su Milano

Piovono poesie come bombe su Piazza del Duomo, Milano. Al crepuscolo, saranno state le 7 e un quarto e a un quarto alle dieci ancora si vedevano segnalibri venire giù come detriti di carta, la luna piena, dall’alto delle guglie, nel cielo, Milano.

L’elicottero compare nel cielo e si sente il rumore; fa una prima gettata, poi si allontana; ritorna e gira sopra le teste dei turisti e dei milanesi che si trovano in piazza. Continua a lanciare. Cadono poesie. Segnalibri di carta con su scritte poesie italiane e cilene. Più di 100mila. Svolazzano come doppie ali di farfalline, prendono strani luccichii dai riverberi del sole che comincia a calare. A volte, giù dai portelloni, vengono lanciate in una raggiera che resta compatta, arrivano al suolo ancora attaccati e la gente si avventa per conquistarsene uno. “Cosa sono?” chiede un ragazzo che non è venuto in Duomo apposta per l’evento. “Sono poesie! Un elicottero le lancia dal cielo. È una manifestazione culturale che ricorda i bombardamenti delle guerre che hanno colpito particolarmente le città e le piazze. Quest’anno è stata fatta a Milano, in occasione di Expo 2015″(http://milano.fanpage.it/milano-sabato-26-settembre-100mila-poesie-piovono-su-piazza-duomo/). Una ragazza, parla italiano con inflessione straniera, commenta insieme all’amica: “Forse sono buoni sconto” e sistema il book che le scivola da sotto il braccio – siamo nel pieno della settimana della moda, a Milano. I venditori ambulanti cercano anche loro di accaparrarsi le poesie venute dal cielo, usano il bastone dei selfie come prolungamento del braccio. Forse le rivenderanno ai turisti maleaccorti, un espediente da alternarsi a quello dei bracciali posati sul braccio. Un uomo, invece, resta deluso: appostato sugli scalini del Duomo commenta il gesto di chi raccoglie un segnalibro ferito, restato a terra non visto (o sprecato?) “Ma sono solo poesie…!” “Si! Lo sono!”. I più si accalcano con il naso per aria e le braccia al vento, seguono la poesia che hanno adocchiato e si scontrano, bisticciano un segnalibro sfuggito per poco e rubato da un altro…”Ma io l’ho toccato per primo!”. L’occhio dispiaciuto di una bambina superata da una mano che invece arriva più in alto. Qualcuno dice: “Magari poi nemmeno le leggono”. E i piccioni si spaventano, volano bassi, svuotano per un poco la piazza, si rifugiano. Anche le poesie, quando stanno ancora in alto, paiono stormi, rondini alla maniera di come si disegnano, scendono planando.

Alla fine, Milano, si colora dei giochi della luce sopra i muri, prende all’imbrunire una nuova atmosfera e la gente fluisce verso i Navigli, va, è sabato sera.
Alice S.