La tua Casa

La tua casa è divenuta un mausoleo,
ti sopravvive.
La foto di tua madre antica
nei ritratti ovali dell’ottocento.
Il rame dei mestoli e la radio del duce.
Avevi storie sempre uguali
d’una suora ligure, di aiuti solidali,
vicende di quando abitavi in cortile.
A me alla fine sono rimasti per davvero
i tuoi colli di volpe, i guanti da nubile,
le due colombelle per i 50 anni delle nozze.
L’odore di canfora in cui si disfa
il cuore davanti all’armadio.

E nei cassetti ovunque quei biglietti
“Ricordarsi” “Non buttare”.

(12 Dicembre 2015)

Alice Serrao

Invito a pranzo

Mi sei mancata sul Treviglio delle tredici e un quarto;
e ho chiamato per dirti del pranzo,
va bene, a telefono
sono quasi qui a casa, butta la pasta
che arrivo
.
Ho fatto anche la scena di dire
disturbo?
Di fare che fossero i pollini
agli occhi, un dare prurito.
Ho perfino concluso col bacio
a schiocco irruento e atteggiato la voce
che cento volte hai sentito.

Tu lo sai che resta spento il fornello,
ma chi mi viaggia di fronte
s’inganna
a questo monologo con la tua segreteria.

(8 Maggio 2015)

Alice S.

***

Ha continuato a girare la pasta,
un’apnea lunghissima,
le hanno detto smettila, ha continuato
ad avere cura del sugo,
a dire non va via non va via dalle mani
l’odore del pesce
.
La bocca aperta e richiusa, l’aria
era quella di frittura.
Lascia andare, lascia, hanno tolto
il mestolo, il battito del cuore, muto.
L’aria si è fatta acre e pungente,
non va, sta morendo.

(13 Aprile 2015_14.00)

Alice S.