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Ho paura che l’odore dell’ospedale
mi si attacchi alle dita,
di scoprire che adesso assomigli
alla vecchia del letto accanto:
il sacchetto dell’urina e nessuna forza,
ho paura che da un momento
la vita ti resti in bocca
come la buccia dei piselli che scarti,
in questa minestra cattiva.
O come dicono altri:
di starti ai piedi, così amata,
irriconosciuta.

(10 Aprile 2015)

Alice S.

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Lo dici anche tu, d’altronde,
stiamo diventando vecchi,
che la fontana è stata riempita
dopo il restauro, che non ci sono più
le stagioni come una volta…
E io, pazza, acqua alla gola,
ho chiara una piastrella, esattamente
la morte quel ripetere: respira.
Non dire che è già tardi, alzami
la pelle d’oca sopra il cuore, questo
formicolio che contraddistingue
i vivi – io ti crederei.

(3 Settembre 2014)