La tua casa è divenuta un mausoleo,
ti sopravvive.
La foto di tua madre antica
nei ritratti ovali dell’ottocento.
Il rame dei mestoli e la radio del duce.
Avevi storie sempre uguali
d’una suora ligure, di aiuti solidali,
vicende di quando abitavi in cortile.
A me alla fine sono rimasti per davvero
i tuoi colli di volpe, i guanti da nubile,
le due colombelle per i 50 anni delle nozze.
L’odore di canfora in cui si disfa
il cuore davanti all’armadio.
E nei cassetti ovunque quei biglietti
“Ricordarsi” “Non buttare”.
(12 Dicembre 2015)
Alice Serrao
tristemente tenera, poeticamente forte…
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Grazie per le tue parole. 🙂
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è la verità Alice, raramente commento persone che non seguo, ma il tuo componimento l’ho trovato lirico nel suo dannato cinismo…s’avverte il senso del vissuto tremendo e inesorabile, di un ripetersi che si è reificsto negli oggetti del quotidiano: i vecchi guanti, il collo di pelliccia i bigliettini terribili nell’armadio. Ne viene fuori una potenza visiv di fatto filmica. mi sono sorpreso in quelle stanze, nella loro triste quasi ectoplasmatica vibrazione di presenze dolenti…e questo è solo una parte delle sensazioni che ho vissuto leggendo “La tua casa”…è per questo che ho deciso di seguirti e mi farebbe piacere se anche tu trovassi il tempo di leggere le mie “facezie”…ciao
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Grazie! È molto bello sapere che la mia poesia ti è “arrivata” e ti ha mosso dentro tutto questo, perché vuol dire che ha svolto bene il suo compito di dire, affinché le emozioni e i vissuti non vadano persi. Grazie di esserti iscritto! Passerò dal tuo blog con piacere! 🙂
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ti spetto cara alice ne sarò lusingato…davvero hai una gran penna! ciao
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🙂 🙂 🙂 grazie! Non mancherò! Ciao
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ti aspetto e chiacchieriamo e ci scambiamo impressioni, ne sarò felice.
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