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Informazioni su aliceserrao

Mi chiamo Alice Serrao e scrivo poesia. Questa è la cosa più importante da sapere su di me. Nel 2014 ho aperto il Blog Fiori di Porpora.

Opera prima in versi

Cari lettori del mio blog,

la storia di un sogno comincia molto prima del giorno in cui si avvera. Comincia da un intravisto, da un baluginare che accade e accende una luce dentro. Assomiglia alla messa a fuoco lenta d’una pupilla che si contrae e cerca meglio una forma. Significa dire sì e promettere qualcosa, vedere meglio, da vicino.

Così, oggi, avere in mano questo libro giallo, dire che è mio, fissarlo nei tredici chili che occupano le copie in questo scatolone sul marmo, significa avere dato contorno a una luce, avere dato corpo e nome a quell’idea. Toccarla! Essere piena di gioia.

Ho pubblicato il mio libro di poesie, A piene mani (La Vita Felice, 2016).

A. Serrao, A piene mani (La Vita Felice, 2016)

Adesso queste poesie diventano farfalle. Non sono più solo quelle che ho scritto, diventano qualcosa d’altro, monumentum oraziano in cui ciascuno può scorgere il segno della mia esperienza umana, ma soprattutto attingervi (spero – nelle intenzioni – ) l’agnizione di un’esperienza umana più ampia e riconoscersi.

Io guardo questo libro dalle sue viscere, dalle sue fondamenta, fino alla sua coda di pavone, alla carta liscia in superficie. E ci vedo le bozze, le virgole e il labor limae, a volte faticoso, di distaccarsi da una parola affezionata e superflua. I tagli risoluti e improvvisi, le righe tirate su senza pietà. A volte ci vedo le poesie: le altre; quelle che non ho voluto mettere, che sono entrate e uscite, che hanno cambiato posto e si sono dileguate, che non servivano. Come i versi di una poesia che le precede tutte, le battezza e non compare. Ci vedo la luna incompleta e la silhouette scura dei tetti tornando a casa, perché molte poesie sono nate camminando; alcune hanno il suono cupo della risacca, l’odore salino del mare, altre hanno il male cavo del lutto, le guglie aguzze del Duomo. Molte hanno l’aspettativa della spalla nel presagio dell’abbraccio, altre sono sazie e lo ammettono.

Le più lontane nel tempo sono poesie del 2008, le più prossime del 2015. Dentro, ci sono anni di lavoro e molte facce, amici e posti, e cose andate perse che ho voluto tirare in salvo qui. Qualcuno a cui dare del tu. Che forse si riconosce in questa promessa mantenuta o forse ha solo il volto prezioso di una beatrice.

In ogni caso, quando le leggo penso al gesto del dare, dopo avere preso, e penso anche a quel verso di Antonia Pozzi: “Guardami: sono nuda.”

Alice Serrao

Natale: attesa d’una natività

natale

Cari lettori,
ci terrei a farvi i miei auguri di BUON NATALE con una poesia di Davide Rondoni, Natale, o cosa  (da L’ombra della stella, a cura di G. Tesio, Interlinea 2012).

È lui – urlava –

non ha più
protezione,

– non riusciva a formare del tutto
le parole, il dorso
della mano premuto sullo spavento
della bocca, o come
per un troppo sorso
– è lui, vi dico,
quel bambino
solo
sul margine della strada nebbiosa
contro i fari

[…]
non lasciarmi nella solitudine
sul lato della strada coi rimasugli
della neve
cane nella nebbia, meno, meno
di un belato, dammi
una limonata e scusa
se non riesco

[…]
minuscolo
benvenuto, ridi, oh sbandato
corpo di vita salvata, dio

incarnato, e da niente, niente
riparato…

La tua Casa

La tua casa è divenuta un mausoleo,
ti sopravvive.
La foto di tua madre antica
nei ritratti ovali dell’ottocento.
Il rame dei mestoli e la radio del duce.
Avevi storie sempre uguali
d’una suora ligure, di aiuti solidali,
vicende di quando abitavi in cortile.
A me alla fine sono rimasti per davvero
i tuoi colli di volpe, i guanti da nubile,
le due colombelle per i 50 anni delle nozze.
L’odore di canfora in cui si disfa
il cuore davanti all’armadio.

E nei cassetti ovunque quei biglietti
“Ricordarsi” “Non buttare”.

(12 Dicembre 2015)

Alice Serrao