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Lo dici anche tu, d’altronde,
stiamo diventando vecchi,
che la fontana è stata riempita
dopo il restauro, che non ci sono più
le stagioni come una volta…
E io, pazza, acqua alla gola,
ho chiara una piastrella, esattamente
la morte quel ripetere: respira.
Non dire che è già tardi, alzami
la pelle d’oca sopra il cuore, questo
formicolio che contraddistingue
i vivi – io ti crederei.

(3 Settembre 2014)

Stiamo diventando vecchi…?!

Si siede sul bordo della fontana, occhi azzurri, mi guarda scherzando, dice: dai, mi fa male tutto, dopo la partita, non ho più la resistenza di una volta, ahia! sto diventando vecchio – controlla il cielo dell’estate avanzata. Mani dietro alla schiena commenta il cantiere del parco, Expo, davanti alla Biblioteca.

Potremmo andare al cinema stasera…- chiedo, risponde: non ci pensare nemmeno che esco. Sbuffo. Te lo ricordi? C’è stato un tempo che si andava a ballare di sabato sera, che ci piaceva fare tardi, ci si alzava lo stesso, studiavamo comunque: centoversi di greco in una domenica e il fischio alle orecchie. Mi guarda, occhi scuri, dice: era diverso.

In effetti, questa è la stagione dei selfie e dei mi piace, delle cose bruciate in fretta per farle vedere. E il post che si fa vecchio in un minuto assomiglia a mia nonna quando sospira: è già passato anche Natale, e siamo a novembre. Sotto l’ultima Bb che liscia la pelle, mi farà venire le rughe prima che sia tempo, mentre lei, mani nell’orto, mostra 20 anni di meno. Dice: ti porto la torta, se sei a casa, stasera.

Per me

Credo che alcune cose vengano al mondo esattamente per noi. “Mio” è l’aggettivo di un fermacarte, di un sasso; ma tu eri “per me”, che è molto più potente da dire. Si dice di un dono, di una cosa avuta in prestito; e ora che ti ho restituita si apre una faglia e un grazie.

Mentre il fiato ti manca mi manca
il fiato e la fitta alla milza sente
la tua fatica. La ciliegia dei tuoi linfonodi
mi matura sotto le dita e trovi una tua pace
nelle mani imposte tra la clavicola e la nuca;
sono qui sono qui per te e il mondo
attraverso i tuoi occhi che sei cieca
è un odore di sole e un grido del prato.
Questa nostalgia
per le cose che saranno ha il paradosso
che sei tu ad affamarla,
ad alleviarmene il peso.

(7 Febbraio 2014)