Lettera 1951
Natale non è altro che questo immenso
silenzio che dilaga per le strade,
dove platani ciechi
ridono con la neve,
altro non è che fondere a distanza
le nostre solitudini,
sopra i molli sargassi
stendere nella notte un ponte d’oro.
Sono qui, col tuo dono che m’illumina
di dieci stelle-lune,
trasognata guidandomi per mano
dove vibra un riverbero
di fuochi e di lanterne (verde e viola),
di girandole e insegne di caffè.
Van Gogh, Parigi azzurra…
Un pino a destra
per appendervi quattro nostalgie
e la mia fede in te, bianca cometa
in cima.
(Maria Luisa Spaziani, Le acque del sabato, Mondadori, Milano 1954)
Ho scelto questa poesia alla luce di due distinte ricorrenze: il ricordo di Maria Luisa Spaziani, la mia poetessa preferita, nata il 7 dicembre 1922 e l’Avvento del Natale.
Nella non piccola produzione letteraria che mette a tema il Natale, si incontra spesso il tema della solitudine, come in questi versi: “Natale… è …questo/ silenzio che dilaga per le strade”, in cui si rispecchia la condizione del poeta, vigile osservatore del proprio tempo. Mentre nel “gomitolo di strade” ci si affretta, ci si affolla nella vitale ricerca dei regali, dei pacchetti, nella gioia invadente e un po’ chiassosa delle luci, delle vetrine illuminate, la solitudine di chi non può condividere il giorno della festa si fa più stridente, più cupa, stigmatizza. In questi versi, tuttavia, non è presente angoscia, quanto invece la ricerca di un dialogo aperto nella notte, un “ponte d’oro”, prezioso dunque, che sappia “fondere a distanza/ le nostre solitudini”.
Il poeta è dentro la storia, dichiara “Sono qui, col tuo dono” – a metà del testo, questo verso è splendido! Nella distanza, c’è un dono che ricorda una presenza amica, e “mi guida per mano”, attraverso un percorso di “fuochi” fatui, come una “lanterna”, anzi, come la “bianca cometa/ in cima”, che orientò lo sguardo dei pastori. Come accade spesso nella Spaziani, la poesia si rivela piena di elementi che orientano (stelle, lune, lanterne, fuochi, insegne, cometa), ma qui non può sfuggire anche l’insistita presenza di aggettivi cromatici: il “ponte d’oro”, il “verde e viola” delle lanterne, “Parigi azzurra”, “bianca cometa”… mentre i platani, nominati in apertura, sono ciechi.
Valica la solitudine, sconforto dilagante anche del nostro tempo, un ponte di natura letteraria, che la Spaziani intreccia con la poesia Natale di Ungaretti. Infatti, oltre al ritmo musicale e al richiamo, in apertura, alle strade, c’è la chiusa: perché le “quattro nostalgie” non possono non rimandare alle “quattro/ capriole/ di fumo/ del focolare”.
Il dono che, in definitiva, illumina è atto di fede: inteso come fiducia nel seguire i segni che orientano la vita, affidamento alla concretezza della mano dell’altro che ci guida. Fede, però, intesa anche come fedeltà piena alla poesia (essa stessa dono), che trova nella luna e nelle stelle il proprio correlativo oggettivo, bussola, per la Spaziani, di un intero destino.
Alice Serrao