POESIE SOTTOBANCO

di Alice Serrao

Questa rubrica prende avvio, come spesso succede anche con la poesia, da un’immagine.

Contrariamente a quanto si crede da adolescenti, l’ultima fila non è una zona franca: si è molto meno invisibili di quanto si pensa e l’occhio vigile della prof, da dietro la cattedra, scorge tutto.
Per questo, dalla mia posizione lo vedo benissimo il gesto, il movimento furtivo, la mano a pugno che passa a una mano semiserrata, di sottobanco, un foglietto appallottolato, stropicciato. Lo sguardo ammiccante, un cenno con le labbra appena dischiuse e il suono della carta che si distende sul banco dell’altro, che ha cercato di non farsi sorprendere nella distrazione, alternando lo sguardo fisso alla lavagna a quello furtivo al foglio.

Legge. L’occhio s’illumina. Per un piccolo tempo sospeso è chiaro che è entrato dentro le parole e che si è immerso nel foglio come per una magia, un sortilegio che lo smaterializza dall’aula e lo ricompone da un’altra parte, lo immedesima tutto nel rapimento delle parole.

“Oh, com’è?” chiede quello che ha passato il bigliettino, lo tocca col gomito per catturarne l’attenzione e l’altro si riscuote, s’agita per un secondo nel sussulto di essere stato scoperto altrove e richiamato all’improvviso indietro. I Greci direbbero kairòs, un tempo qualitativo al di fuori dello scorrere cronologico durante il quale qualcosa di sorprendente accade. Il tempo di una rivelazione. “Ci sta” risponde e stringe le labbra arricciandole un poco per rafforzare il consenso.

Dura forse all’incirca un paio di minuti questa scena, che è assolutamente reale e al contempo inventata. Reale, perché da insegnante capita di vedere episodi di questo tipo e sicuramente ciascuno di noi, almeno una volta, l’ha vissuto da protagonista. Inventata, perché mi si è proposta agli occhi all’improvviso in un momento in cui è evidente che a scuola non ero, però ho scrutato bene in questa proiezione e ho messo a fuoco le parole scritte sul bigliettino.

Ho visto Prevert Questo amore… Guido delle Colonne neiente vale amor senza penare… e la notte superba e senza vento di Alda Merini, c’era il cuore di quel fiore è […]il mio mistero di Maria Luisa Spaziani e la rabbia provocatoria di Cecco che S’i’ fossi fuoco pure io…. C’erano Montale e Raffo, c’era la poesia quella…come si chiama…che avevo letto dal mio amico e magari, era il 2221 e c’era pure un mio verso… mannò! Insomma: su quel bigliettino c’era la poesia!

Questa rubrica parte dall’immagine di due ragazzi che condividono una poesia scritta su un foglio di carta accartocciata e lo condividono tra loro, perché pensano che ci sia scritto qualcosa di bello e con semplicità se lo passano e più tardi se lo spiegano perché era così bello e leggerlo valeva il loro tempo. Questa rubrica si chiama “Poesia Sottobanco” e si propone di passarvi un foglietto con scritta una poesia e sotto io, Alice Serrao, commento “l’ho scelta perché”… ci sta?